Corallo

Definizione Scentifica:

La definizione scientifica di corallo ha un significato aleatorio e privo di confini ben definiti.

Essa infatti indica allo stesso tempo sia gli organismi chiamati polipi sia la sostanza cornea, di forma ramificata, che è costituita dagli scheletri prodotti dai suddetti organismi.

In pratica si tratta di colonie di minuscoli polipi bianchi, che vivono sui fondali marini in acque tiepide ad una profondità che può variare dalle decine alle centinaia di metri. La struttura di tali colonie assume forma ramificata (arborescente) sostenuta dagli assi scheletrici, o sclerasse, composti da carbonato di calcio cementate tra loro.

La sclerasse, che è l’unica parte utilizzata nella lavorazione, può variare di colorazione dal rosso pallido al rosso cupo, dal rosso arancio al rosa, al bianco in relazione alle altre componenti imprigionate al suo interno, ovvero carbonato di magnesio, solfato di calcio e ossido di ferro.

All’interno del genere Corallium, che raggruppa una trentina di specie di coralli, ne esistono solo 5 che per particolari caratteristiche si prestano alla lavorazione.

Corallo Mediterraneo

Nome Scentifico:

Corallium Rubrum

Colore:

Rosso con sfumature che possono andare dal rosso chiaro al rosso vivo fino ad arrivare ad un colore molto scuro

Caratteristiche:

Il colore è uniforme e la pasta è compatta. Si presenta in cespi alti 20-25 cm e larghi 10-15 cm con un peso medio di 100-150 gr e un diametro medio alla base di 10-15mm. Più raramente si possono trovare formazioni più grandi fino ad un massimo di 60cm di altezza per un peso di 1500Gr.

Mari di pesca:

Il Corallo Mediterraneo vive ad una profondità compresa tra il 30 e i 200 metri ed è presente in quasi tutto il bacino del suddetto mare e soprattutto nella sua zona orientale, nonché sulle coste atlantiche del Marocco. 

UTILIZZO: la compattezza del colore lo rende particolarmente indicato per la lavorazione del liscio (collane, spole, pendoli etc.)

È presente un’importante industria armatoriale, erede dei pescatori di corallo, con sei grandi società di navigazioni (“Deiulemar”, “Giuseppe Bottiglieri di Navigazione”, “Fratelli D’Amato”, “Di Maio & Partners”, “Perseveranza”, “Bottiglieri – De Carlini – Rizzo”) e altre di minore importanza. Nel 2012 il fallimento della Deiulemar ha messo in crisi l’intera economia cittadina, visto il coinvolgimento, come obbligazionisti della società, di più di 10000 famiglie torresi; precedentemente, sempre nel settore dell’armatoria, c’era già stato il fallimento della Di Maio Line

Corallo di sciacca

Nome Scentifico:

Corallium Rubrum

Colore:

Arancio dall’intenso al pallidissimo. Talvolta con delle macchie di colore giallo tendente al bruno e al nero dovute all’azione ossidante di alcuni batteri che, attaccando le componenti ferrose del corallo, determinano le bruniture.

Caratteristiche:

Si presenta con dimensioni piuttosto piccole mediamente non supera i 7-8 mm di diametro. Si tratta di un corallo sub fossile databile ad alcuni milioni di anni fa. Si pensa che sia arrivato fino a noi perché coperto da uno strato di fango che preservandolo ne ha probabilmente alterato il colore che originariamente doveva essere rosso. Ma resta a tutti gli effetti come l’odierno Sardegna.

Mari di Pesca:

Nel 1875 furono trovati tre giacimenti di corallo a circa 30 miglia dalle coste di Sciacca ad una profondità di 150-200 metri. Questi giacimenti fornirono svariate tonnellate di corallo fino alla fine del secolo.

Utilizzo:

Come il Corallo mediterraneo si presta alla produzione di pallini, bottoni, spole e di tutto il liscio.

Corallo cerasuolo o momo

Nome Scentifico:

Corallium Elatius

Colore:

Il colore può andare dal rosa carico al rosso vivo e questo range cromatico può essere presente anche all’interno dello stesso ramo con una base più scura e delle punte più chiare. La peculiarità che però caratterizza questa specie di corallo e di conseguenza tutte le tipologie ad esso appartenenti, è la presenza di una venatura bianca che lo percorre al suo interno dalla base fino alle punte più piccole

Caratteristiche:

I cespi si presentano in una caratteristica forma a ventaglio con un’altezza di circa 40cm e una larghezza più o meno uguale.

Esistono tuttavia rami di dimensioni maggiori che possono arrivare a toccare gli 80-100 cm. Quello che differisce rispetto al Corallium Rubrum è lo spessore che è di gran lunga superiore e determina un peso medio per ramo che si aggira intorno ai 2-3 kg.

Zone di pesca:

Il Corallium Elatius viene pescato in un area molto vasta del Pacifico Occidentale che va dal Giappone alle Filippine.

Utilizzo:

Il Corallo Cerasuolo risulta particolarmente adatto alle incisioni, di conseguenza da esso vengono prodotte statue, fiori e cammei. Più in generale quasi tutta la produzione dell’inciso viene fatta con questo tipo di corallo.

Per le sua caratteristiche esso viene usato anche nella produzione di bottoni, pendoli e spole di grandi dimensioni che non possono essere ottenute con il Corallo Mediterraneo.

Pelle d’angelo o Bokè

Nome Scentifico:

Corallium Elatius

Colore:

Rosa dall’intenso al pallido.

Appartenendo alla specie Corallium Elatius presenta anch’esso una venatura bianca che lo percorre all’interno per tutta la lunghezza.

Caratteristiche:

Essendo anch’esso un Elatius presenta tutte le caratteristiche già descritte per il corallo Momo. In pratica il Bokè rappresenta una piccola parte dell’ampia scala cromatica del Corallium Elatius. E la sua rarità lo caratterizza come un corallo di gran pregio.

Utilizzo:

La rarità della materia incide anche sul suo utilizzo che è ovviamente razionalizzato al massimo e viene utilizzata soprattutto per produrre spole, pendoli, bottoni nonché collane che sono tanto più pregiate quanto più il colore del materiale risulta compatto e senza macchie.

Corallo Moro o Aka

Nome Scentifico:

Corallium Japonicum

Colore:

Dal rosso scuro al rosso scurissimo

Caratteristiche:

Si presenta in cespi alti circa 20cm con un diametro medio di 12mm e un peso che si aggira intorno ai 200gr. È un corallo caratterizzato da una notevole lucentezza dovuta ad una consistenza vitrea, che si accompagna a non poche imperfezioni.

Utilizzo:

La sua natura vetrosa e le imperfezioni che si presentano sul materiale grezzo rendono questo materiale di difficile lavorazione.

Di conseguenza la maggior parte della produzione riguarda spole o pallette, molto rare sono le collane che per questo motivo diventano di notevole valore.

Zone di pesca:

Il Corallium Japonicum si pesca nei mari intorno al Giappone e Taiwan a profondità comprese tra i 200 e 300 metri

Corallo Rosato o Missu

Nome Scentifico:

Corallium Secundum

Colore:

Dal bianco al rosa.

Caratteristiche:

Si presenta in cespi a ventaglio. Nella sua parte più pregiata quella rosa può assumere colorazioni molto simili alla pelle d’angelo con la quale può essere confusa.

Utilizzo:

Viene utilizzato soprattutto per la produzione del liscio, anche se non è raro vederlo utilizzato nell’inciso

Zone di pesca:

Le principali aree di pesca si trovano intorno all’arcipelago Midway e Hawaii

Corallo Deep Sea

Colore:

Bianco-rosato, Rosa Pallido

Caratteristiche:

I cespi sono abbastanza grandi dai 20cm a salire e si presenta con una consistenza molto vitrea e un colore non omogeneo e screziato di rosso-rosa . È inoltre caratterizzato da molte spaccature causate dal cambiamento di pressione e temperatura a cui è sottoposto. Date le sue caratteristiche non è un corallo pregiato.

Utilizzo:

Risulta particolarmente adatto alla produzione di pallini che nelle dimensioni piccole fino al 4-5mm si presentano con un colore abbastanza compatto e di un bel rosa tenue, ma al salire della dimensione inizia a presentare molte imperfezioni .

Zone di pesca:

arcipelago delle Hawaii ad una profondità compresa tra i 1000-2000m

Corallo Bianco o Shiro

Nome Scentifico:

Corallium Konojoi

Colore:

Bianco ,Bianco-rosato, Avorio

Caratteristiche:

È un corallo poco pregiato che fino a pochi anni fa non veniva nemmeno lavorato

Utilizzo:

Viene utilizzato per tutta la produzione del liscio dai pallini ai pendoli

Zone di pesca:

Dal Giappone alle Filippine e nel mar cinese orientale e meridionale tra i 100 e 200 metri di profondità

Cenni storici

Riguardo l’origine della lavorazione del corallo non esistono dati precisi ne sull’epoca ne sul popolo che per primo l’avrebbe praticata.

Il rinvenimento di piccoli manufatti di corallo o con applicazioni dello stesso, fa ritenere che questa «gemma» abbia cominciato ad essere lavorata, o per lo meno modificata, dall’uomo fin dai tempi della preistoria.

Nel vicino Oriente il corallo veniva utilizzato insieme ad altre gemme nella raffinata e ricca oreficeria degli Egizi e dei Sumeri come testimonia una corona di oro con coralli e lapislazzuli rinvenuta in una tomba reale del III millennio avanti cristo.

Nel corso dei secoli l’attività di pesca e lavorazione del corallo ha interessato diverse zone e se ne hanno riferimenti come attività regolamentata e soggetta a gabelle già intorno all’anno 1000.

Tra le città che maggiormente si distinsero per l’attività di raccolta e lavorazione ci furono sicuramente Barcellona, Marsiglia, Napoli, Genova, Trapani e Livorno.

Fu proprio in queste ultime tre città che la produzione divenne più qualificata e diversificata, ma mentre Trapani rappresentò sempre l’eccellenza per quanto riguardava statue e incisioni, Genova e Livorno divennero i due poli principali per la produzione del liscio.

La situazione rimase tale fino agli inizi del XIX secolo quando si crearono i presupposti perché si imponesse un nuovo centro di produzione: Torre del Greco.

Torre del Greco era stato da sempre un importante centro di pesca del Corallo tanto che nel 1790 per regolamentare la compravendita della materia prima fu istituita la “Reale Compagnia del Corallo” e il “Codice Corallino”, inoltre la zona vantava un ottima manodopera che si era formata con l’incisione su conchiglie e pietre dure. Questi due fattori insieme al tracollo subito dalla produzione di Marsiglia a causa della rivoluzione francese spinsero nel 1805 l’imprenditore Paolo Bartolomeo Martin, detto appunto “il marsigliese” a spostarsi a Torre del Greco per impiantare la prima fabbrica di corallo della città, con l’intento di riunire in una sola filiera la pesca, la lavorazione ed il commercio del corallo.

Il successo della fabbrica coincise con il successo della città, visto che in essa si formarono un gruppo di artigiani che a loro volta diedero vita a diversi laboratori per la produzione di corallo lavorato, tanto che nel 1835 si contavano già 8 fabbriche sul territorio cittadino.

Nel corso dei secoli l’attività di pesca e lavorazione del corallo ha interessato diverse zone  e se ne hanno riferimenti come attività regolamentata e soggetta a gabelle già intorno all’anno 1000.

Tra le città che maggiormente si distinsero per l’attività di raccolta e lavorazione ci furono sicuramente Barcellona, Marsiglia, Napoli ,Genova, Trapani e Livorno .Fu proprio in queste ultime tre città che la produzione divenne più qualificata e diversificata, ma mentre Trapani rappresentò sempre l’eccellenza per quanto riguardava statue e incisioni, Genova e Livorno divennero i due poli principali per la produzione del liscio.

La situazione rimase tale fino agli inizi del XIX secolo quando si crearono i presupposti perché si imponesse un nuovo centro di produzione: Torre del Greco.

Torre del greco era stato da sempre un importante centro di pesca del Corallo tanto che nel 1790 per regolamentare la compravendita della materia prima fu istituita la “Reale Compagnia del Corallo” e  il “Codice Corallino”, inoltre la zona vantava un ottima manodopera che si era formata con l’incisione su conchiglie e pietre dure. Questi due fattori insieme al tracollo subito dalla produzione di Marsiglia a causa della rivoluzione francese spinsero nel 1805 l’imprenditore Paolo Bartolomeo Martin, detto appunto “il marsigliese” a spostarsi a Torre del Greco per impiantare la prima fabbrica di corallo della città, con l’intento di riunire in una sola filiera la pesca ,la lavorazione ed il commercio del corallo. Il successo della fabbrica coincise con il successo della città ,visto che in essa si formarono un gruppo di artigiani che a loro volta diedero vita a diversi laboratori per la produzione di corallo lavorato, tanto che nel 1835 si contavano già 8 fabbriche sul territorio cittadino.

La zona partenopea, che già vantava buoni lavoranti, si avvantaggiava in questo secolo della superiorità numerica e qualitativa dei suoi pescatori, dai quali riceveva corallo da tutti i mari. Tale situazione di privilegio fu avvertita molto acutamente da un marsigliese, Paolo Bartolomeo Martin, per merito del quale ne1 1805 Torre de1 Greco ebbe la prima grande ” fabbrica “, da cui si diffuse sia la lavorazione che l’arte del corallo. Certamente la lavorazione artistica sviluppatasi nel Napoletano trasse vantaggio anche dall’esperienza dell’incisione su conchiglie, pietre dure e tenere acquisita sin da epoca aragonese e ripresa nel 1738. In tale anno, infatti, Carlo III di Borbone, Re di Napoli con 1’appoggio de1 Ministro Bernardo Tanucci e con fondi economici personali, istitui il “Laboratorio delle Pietre Dure” a S. Carlo alle Mortelle. Nell’ambito di questo Laboratorio, il terzo figlio di Carlo, Ferdinando IV di Borbone, ai primi del1’ottocento volle la “Scuola di incisione” inizialmente diretta dal cammeista Giovanni Mugnai; qui furono, poi, chiamati incisori fiorentini oltre al siciliano Michele Laudicina, anch’egli specialista nell’arte dei cammei. I presupposti, quindi, per una buona riuscita c’erano ed i napoletani non dovettero far altro che esprimere tutta la loro sensibilità artistica: i risultati furono i capolavori dell’800.

Il primato della pesca del corallo Prima ancora che le «piazze» di Genova, Marsiglia, Trapani e Livorno perdessero il primato della lavorazione del corallo, Torre del Greco deteneva soltanto quello della pesca, e il prodotto pescato era venduto allo stato greggio. Gli innumerevoli laboratori torresi per la lavorazione, le cosiddette «fràveche»     (fabbriche), sorsero poi verso la metà del secolo scorso.

A Livorno gran parte della vendita del prodotto pescato dalle coralline torresi Al principio del detto secolo, le barche coralline torresi pescavano prevalentemente nei mari di Corsica e Sardegna e il prodotto pescato veniva venduto la gran parte a Livorno, dove la lavorazione era particolarmente florida. Molte volte con tutta l’inclemenza del mare, nella fretta di arrivare in quel porto prima degli altri, ad evitare di trovare il prezzo calato, i «comandatori» e gli equipaggi forzavano la mano, esponendosi a seri pericoli. Ancora oggi, nell’intraprendere un’operazione rischiosa, pur se di altro genere, i torresi usano lo stesso dire : «A varca ‘nfunno, o marcanzia a Livorno».

Dopo la Rivoluzione francese, la lavorazione del corallo a Marsiglia subì un forte declino per cui un intraprendente   marsigliese pensò bene di trapiantarsi a Torre del Greco e, forse involontariamente, fu proprio lui ad avviare la nostra città sulla via che doveva condurla verso la conquista del primato mondiale per l’industria del corallo. Il suo nome era Paolo Bartolomeo Martin.    

Appena giunto nel Regno di Napoli, chiese e ottenne da re Ferdinando IV di Borbone. in data 27 marzo 1805, un rescritto che lo autorizzava ad impiantare una fabbrica per la lavorazione del corallo in Torre del Greco. La fabbrica, impiantata nella Villa Castelluccio ( non la cercate, è inutile: la villa non esiste più), fin dal principio dette lavoro a una trentina di operai, tra i quali quattro o cinque apprendisti torresi.

La sera del 23 gennaio 1806, Ferdinando IV scappò di nuovo a Palermo, mentre le truppe napoleoniche si avvicinavano ai confini settentrionali del Regno, e il 15 febbraio Giuseppe Bonaparte prendeva alloggio nel palazzo reale di Napoli: erano arrivati i paesani di Martin. Questi naturalmente cercava in tutti i modi di trarne i relativi, molteplici, vantaggi. Infatti, con dispaccio in data 12 luglio 1806, re Giuseppe Napoleone gli conferma la concessione fatta dal Borbone.

Il «marsigliese» non dormiva sugli allori e cercava di monopolizzare sempre più la sua attività e, il 2 marzo del 1810, ottenne da Gioacchino Murat addirittura una privativa che lo autorizzava per la durata di cinque anni, a fabbricare e vendere, in tutto il Regno di Napoli, i suoi coralli lavorati e con espressa proibizione a chiunque di imitare o contraffare i suoi prodotti.

La fabbrica del Martin prosperava tanto che proprio in quell’anno (1810), a circa cinque anni dall’istallazione, dava lavoro a circa 200 famiglie torresi .

Per secoli l’uomo vide convivere nel Corallo i tre regni della natura, animale, vegetale e minerale, non riuscendo a relegarlo definitivamente in uno di essi. Il valore attribuito al corallo era, ed è, collegato alla forza simbolica che sprigiona dalla sua natura contraddittoria: non minerale anche se pietrificato, non vegetale anche se ramificato.  Solo nel 1723 il medico francese Jean André Peyssonel ne stabili l’appartenenza al regno animale.

Il suo utilizzo da parte dell’uomo è antichissimo , i ritrovamenti ne attestano l’utilizzo come oggetto ornamentale già in epoca sumera.

La pesca del corallo è da sempre un attività esercitata in tutto il mediterraneo ed ha avuto nel corso dei secoli diversi centri di produzione che non sempre coincidevano con i centri di pesca.

Alla fine del ‘700 si scoprì finalmente che il corallo era in realtà una colonia di microrganismi vivi riuniti in formazione calcarea (90% di carbonato di calcio) la quale crescendo prendeva la forma di alberello.

Questa sua natura metamorfica ha alimentato miti e legende presso tutte le culture 

L’eroe intanto attinge acqua e si lava le mani vittoriose; poi, perché la rena ruvida non danneggi il capo irto di serpi della figlia di Forco, l’ammorbidisce con le foglie, la copre di ramoscelli acquatici e vi depone la faccia di Medusa. I ramoscelli freschi ancora vivi ne assorbono nel midollo la forza e a contatto con il mostro s’induriscono, assumendo nei bracci e nelle foglie una rigidità mai vista. Le ninfe del mare riprovano con molti altri ramoscelli e si divertono a vedere il prodigio che si ripete; così li fanno moltiplicare gettandone i semi nel mare. Ancor oggi i coralli conservano immutata la proprietà d’indurirsi a contatto dell’aria, per cui ciò che nell’acqua era vimine, spuntandone fuori si pietrifica.

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